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Settegiorni Editore: Capecchi Daniele
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Capecchi Daniele

Nato a Pistoia, dove vive e lavora, il 12 febbraio 1973.
Pittore autodidatta si distingue tra gli artisti locali per aver intrapreso la strada del ritratto iperrealista con rielaborazione di pennellate a sfumare.
La sua prima mostra “Chiari di luce” è del settembre-ottobre 2005 all’Oratorio San Gaetano di Pistoia e segna la chiusura di un periodo (gli alberi, i cieli, i mari), più lirico, più evocativo ma che già in nuce faceva prevedere gli sviluppi futuri per il modo di pennellare la tela.
Con la seconda mostra “Porntraits”, aprile-maggio 2006 alla galleria fiorentina “FineArtsCove” Daniele affronta il ritratto con la proposizione di volti di pornostar. Comincia la sua seconda fase: la scoperta del volto, della figura, il lavoro sull’espressione, sullo sguardo, sull’affacciarsi del personaggio.
Con la terza mostra “Writers”, ottobre-novembre 2006 alla galleria Lo Spazio di via dell’ospizio di Pistoia, emerge il Capecchi che conosciamo attualmente: ritratti di personaggi famosi, con meno violenza e più lirismo.
Ottobre-novembre 2007 la mostra “Closed Body” presso Lo Spazio di via dell’ospizio di Pistoia, dedicata a corpi “scarnificati”: corpi abbandonati a se stessi, ridotti all’osso dalla difficoltà di vivere la propria dimensione. Un esperimento che devia dal percorso del ritratto ma che nella sua forza e violenza espressiva dà il segnale di un fuoco interiore ancora vivo.
Il tema del ritratto ritorna nella mostra “OpenFace” allestita alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia. Di nuovo scrittori, accompagnati da lettori, quadri dislocati in vari punti della biblioteca, che si affacciano nel luogo deputato alla lettura, sorta di “angeli custodi” della sapienza, ma anche facce che scrutano i lettori/spettatori che frequentano la San Giorgio.
Nella mostra “Permanenza Temporanea” invece il tema trattato sono i CPT (Centro di Permanenza Temporanea), non-luogo per eccellenza dove il permanere è un tempo di attesa sospeso, impalpabile, incerto. La Kyo Art Gallery ospita volti d’immigrati, dipinti con segni veloci, intensi che definiscono una vita, una storia ancora tutta da scrivere. Nei volti degli immigrati c’è disperazione, solitudine, discriminazione, paura. In quei visi si legge la drammaticità di vite spezzate, di un futuro interrotto, di una speranza negata, ma al tempo stesso l’orgoglio e la dignità di un essere umano.

Con noi ha pubblicato
Openface (2007), Porntraits (2006), Chiari di luce)

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